Una contusione a una costola e una prognosi di venti giorni. E' il bollettino medico della giornata movimentata che domenica ha visto protagonista Daniela Santanchè, mentre stava /manifestando contro l'uso del Burqa davanti al Teatro Ciak di Milano, dove si stava svolgendo la festa islamica per la fine del Ramadan. Al fianco della leader del Movimento dell'Italia c'era anche il vice segretario del partito, il bresciano Diego Zarneri, che ha assistito all'aggressione. «Eravamo lì - ha spiegato Zarneri - per chiedere alla polizia che venisse rispettata la legge 152 del 1975, che vieta di nascondere la testa. Era un pretesto per aiutare le donne islamiche a liberarsi dal burqa. Non è vero - precisa - che abbiamo tolto il velo alle donne musulmane presenti, con loro non abbiamo avuto nessun contatto». I manifestanti del Movimento dell'Italia avevano con sè uno striscione che ricordava la tragedia di Hina e di altre donne vittime. «Mentre Daniela Santanchè - ha proseguito Zarneri - stava parlando con i dirigenti della Digos presenti, un musulmano ci ha minacciati di morte. Altri quattro hanno divelto un cartello stradale. Un altro ha lanciato pugni nel vuoto andando a colpire la Santanchè, che poi si è accasciata a terra». Diversa la versione dei responsabili del centro islamico, che vogliono denunciare la Santanchè.
OGGETTO:Dichiarazioni del Vice Segretario DIEGO ZARNERI presente alla manifestazione anti burqa in cui è stata
aggredita Daniela Santanchè
Ieri, mentre stavamo protestando fianco a fianco contro l’uso del burqa davanti al Teatro Ciak a Milano insieme al Movimento per l’Italia, Daniela Santanchè è stata aggredita.
Non dobbiamo avere paura di dire le cose come stanno, di dire che c’è una cultura che non rispetta la sacralità della vita, che concepisce la femminilità come una forma di schiavitù. Che giustifica le percosse fisiche e psicologiche sulle donne in nome di un maschilismo che pretende di imporsi come modello culturale anche in Occidente.
Noi ci chiediamo come mai il movimento femminista occidentale non parli di questo gravissimo disagio ma si concentri su altre tematiche considerate conquiste sociali, come l’aborto.
Crediamo invece che la prima vera conquista sia quella di veder rispettata la dignità della donna, che si concretizza innanzitutto con considerarle persone. Sembra assurdo dover ripetere oggi questi concetti, ma se guardiamo alla situazione in cui vivono queste donne, possiamo capire che non è così, anzi, che sono pochissime le voci che si innalzano in loro difesa. Per paura o per miopia ideologica. Oppure per superficialità, per quieto vivere.
Invece, per capire questa realtà, come in tutte le cose, bisogna partire dall’evidenza, dall’osservazione, dal dato di fatto. Non ci inventiamo teorie sul mondo musulmano, ma ci immergiamo nella vita concreta, pratica e quotidiana di queste donne, per potervi raccontare testimonianze vere ed autentiche. Afferma Daniela: «c’è una città parallela nelle nostre città, una città sommersa che vive di vessazioni e di abusi. Ma anche di solitudine e silenzi. Circondate da famigliari, parenti, vicini di casa che osservano, giudicano e controllano, alle donne musulmane che non vogliono piegare la testa e cercano di ribellarsi non restano molte vie d’uscita».
Cosa si è fatto fino ad ora in Italia per andare incontro a questa sofferta solitudine? Ancora troppo poco, perché la nostra stessa giurisdizione è piena di cavilli che abbandonano la donna al proprio destino. La poligamia, ad esempio, è un reato solo per i cittadini italiani, quindi per le musulmane valgono le leggi del paese d’origine.
Davvero le violenze subìte da queste donne non ci riguardano? Davvero non ci riguarda una legge, quella del Corano, che sancisce l’inferiorità giuridica e sociale della donna? Una legge che condanna le ragazze a matrimoni forzati e quelle che li rifiutano ad essere giustiziate? E che trova legittimo anche l’assassinio, da parte dei parenti, di una donna che è stata vittima di violenza sessuale perché ha scalfito l’onore della famiglia? Per non parlare poi dell’infibulazione, una pratica che fa venire i brividi solo a descriverla. E da bresciano parlo con la vicenda di Hina Salem ancora viva nei ricordi...
Ecco allora che di fronte a queste ingiustizie non ci stiamo a tacere, a fare del buonismo, a parlare di dialogo a senso unico: il dialogo è possibile ma può esistere solo nel momento in cui a dialogare sono entrambe le parti, non quando vi è solo un Occidente senza coraggio e senza orgoglio, che ha paura di dire chi è e di farsi rispettare.
Il relativismo culturale è invece un’ideologia che cerca di minimizzare il problema, di tollerare chi non ci tollera, di nascondere la testa sotto la sabbia perché ci fa comodo e perché in fondo si ha paura. Questa paura ci impedisce di dire che non è vero che tutte le culture sono uguali. Ma bisogna ricominciare a dirlo, a bucare la vetrina del politicamente corretto, ad affermare l’esistenza di diritti non negoziabili, ad affermare che esistono dei principi intoccabili, come la sacralità della vita e la libertà.
La sinistra, che ci tiene tanto a dichiararsi avanguardista e progressista, non si rende conto di mantenere delle posizioni ideologiche antitetiche, quando imperterrita continua a gridare allo scandalo dell’intolleranza culturale. Questi intellettualini si indignano, parlano di nazismo, di disuguaglianza, di furore antislamico, però non si fanno alcuno scrupolo ad attaccare la Chiesa cattolica, a schernire Ratzinger o i vescovi. Al di là delle bandiere politiche, i pacifisti non si rendono conto che l’unica pace che riescono a raggiungere con il loro solidarismo è quella dei tanti mariti musulmani che possono continuare ad applicare indisturbati il loro dispotismo. Ma queste donne non vogliono essere abbandonate a loro stesse, ci chiedono di combattere, e a noi questa battaglia appassiona molto perché – come afferma la Santanchè - «non vogliamo che le domande di aiuto vengano ancora una volta soffocate nell’abbraccio tra le mediazioni della politica e le rivendicazioni del fondamentalismo».
La questione dei diritti umani dev’essere affrontata in quanto categoria della persona, e non ridotta a categoria della politica; bisogna che la storia venga riscritta su dati oggettivi e non ideologici, come invece si è cercato di fare frantumando l’identità nazionale.Come vice segretario del Movimento, auspico che il popolo italiano, e quindi ognuno di noi, recuperi i valori che hanno sempre contraddistinto l’Occidente, perché solo allora potremo veramente creare un dialogo forte, senza complessi di inferiorità.
Milano - "Sono stata aggredita, colpita da un uomo con un braccio ingessato, gettata a terra e dopo andrò in ospedale per vedere se ho una costola rotta". Lo ha detto Daniela Santanchè, leader del Movimento dell’Italia, che sta protestando contro l’uso del burqa davanti al Teatro Ciak, alla Fabbrica del Vapore di Milano, dove si sta svolgendo una festa islamica per la fine del Ramadan. L’ex parlamentare ha scelto di protestare contro il volto coperto delle donne musulmane chiedendo il rispetto della legge 152 del 1975 che vieta di nascondere la testa.
L'aggressione "Verso le 9 mi hanno aggredita - ha spiegato - e mi hanno detto che sono una puttana, che domani sarò morta, che faccio schifo. Ma chi mi ha colpito, mi hanno spiegato le forze dell’ordine, è stato individuato. Un altro voleva usare contro di me un cartello stradale divelto". La Santanchè è riuscita per ora a entrare alla festa affermando che "qui siamo in Italia e non in un califfato". Poi, accompagnata da personale della Digos, ha potuto parlare con alcune donne che prendevano parte alla cerimonia. Quindi si è allontanata. La questura ha confermato che c’è stato un parapiglia tra alcuni partecipanti alla cerimonia e l’entourage della Santanchè.
Le cure Dopo l’aggressione subita in mattinata la Santanchè è stata accompagnata al pronto soccorso dell’Ospedale Fatebenefratelli dove è stata sottoposta a visita medica e accertamenti radiografici. I sanitari hanno riscontrato contusioni toraciche estese con una prognosi di venti giorni.
E' passato poco più di un mese dall'elezione che ha visto la riconferma del centro sinistra, oggi mimetizzato da lista civica, e la frattura della compagine di centro destra che per vari motivi ha determinato il nostro supporto ad una lista non condivisa con pdl e lega. Oggi con ancora ferite fresche da entrambi le parti riteniamo opportuno ripartire con l'ipotesi di un nuovo dialogo qualora c'è ne fosse la possibilità. Intanto il nostro lavoro in veste di opposizione al centro sinistra sarà forte e chiaro nella speranza di vedere presto un amministrazione di centro destra valida e concreta.
La sezione locale del MPI ha espresso le nuove nomine dei responsabili territoriali, dopo il periodo di gestione nel periodo pre amministrativo di Fabio Faustini, chiamato a coordinare a livello provinciale il movimento della Santanchè, il successore espresso dalla sezione locale è Massimo Milini. Il lavoro svolto continua attraverso una linea politica condivisa tra tutti i membri del gruppo e con il valore aggiunto di avere un ruolo importante anche sulla crescita del movimento sull'intera provincia. A coadiuvare sul territorio è stato nominato un vice coordinatore Cristian Bani.
Il movimento per l'Italia Passirano ufficializza il sostegno alla lista IL VERO CENTRO-DESTRA TURRA SINDACO. Il progetto della lista nasce dalla cocente delusione di molte persone che insieme a noi hanno visto prevalere concetti partitocratici da prima repubblica con spartizioni dei posti secondo rigidi calcoli in base alle correnti di appartenenza. Insieme a persone provenienti da altre forze politiche e dal mondo civile e del volontariato abbiamo deciso di far nascere una lista con chiari orientamenti politici ed ideologici di base senza dimenticare che nelle amministrative il vero peso lo fa la serietà della pesona che si candida e che è in grado di apportare nel più delicato ruolo di rappresentanza le proprie capacità. Essere in grado di amministrare non vuol dire solo ragionare per slogan dettati dai partiti nazionali, i nostri concittadini hanno la necessità di sapere in che modo le persone amministreranno il bene più prezioso il proprio comune; non si può pensare che sia sufficiente la presenza del nome di un leader di un partito sulla scheda elettorale per ottenere i voti. La lista IL VERO CENTRO-DESTRA TURRA SINDACO in cui alcuni nostri esponenti saranno candidati è la VERA possibilità di cambiamento, un progetto a cui crediamo e che speriamo venga sostenuto dai cittadini del nostro comune.